Nerio Beltrami alla Galleria Arianna Sartori
Sino al 26 marzo 2026 la Galleria Arianna Sartori di Mantova nella sala di Via Ippolito Nievo 10, ospiterà la personale dell’artista Nerio Beltrami. La mostra, curata da Maria Gabriella Savoia, è una nuova occasione per vedere i dipinti di Nerio Beltrami alla Galleria Arianna Sartori dove sono state già realizzate nel 1998 e nel 2017 due precedenti mostre personali.
La mostra rimane aperta al pubblico fino al 26 marzo 2026, con orario dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30, Domenica chiuso.
Informazioni: Tel. 0376.324260 – info@ariannasartori.eu
Nerio Beltrami nasce a Milano il 6 marzo 1940 da genitori mantovani che tornano a Mantova verso la fine del ’42.
Apprende l’arte del disegno e della pittura dal padre Edoardo già in tenera età, poi frequenta la scuola d’arte di Mantova.
Inizia l’attività espositiva nel 1957. A partire dalla metà degli anni sessanta elabora la sua visione fantastico-surreale ormai libero da condizionamenti esterni e in pochi anni, incoraggiato da Renzo Margonari, si accosta alle tematiche più avanzate della neo-figurazione, sia sul piano iconologico che su quello estetico-formale, tanto da attirare l’attenzione del famoso critico Mario De Micheli.
Si dedica anche con crescente impegno e successo al gioco degli scacchi, al punto di interrompere l’attività espositiva per diversi anni.
La sua ricerca pittorica cambia e si arricchisce nella seconda metà degli anni ottanta. Se da un lato rimane fedele alla poetica surreale e pop, dall’altro la sua curiosità inquieta lo spinge ad indagare il mondo, per lui estraneo fino allora, dell’automatismo psichico, dell’espressività liberatoria del gesto e dell’informe.
Vive a Mantova.
Una pittura multanime
(…) Per la componente figurativa dei dipinti di Beltrami è facile ritrovare l’ascendenza surrealista (per lo spaesamento e la sottile ironia), non senza reminiscenze pop e interpolazioni iperrealistiche, al limite del “trompe-l’oeil”. Per la componente astratto-geometrica il richiamo prevalente è all’“optical”, mentre per quella informale l’artista divide il suo intervento tra segno e macchia. Più recente è il ricorso a quest’ultima, che per la sua natura allusiva favorisce il libero gioco evocativo. In questo contesto anche l’occhio ipertrofico, così ricorrente nell’opera di Beltrami, diviene specchio multiforme ed elusivo di un Io multanime e sfuggente. Fra alterità e rispecchiamento l’effigie dell’occhio fa coesistere nello spettatore il ruolo attivo e quello passivo: l’esperienza del guardare il quadro e dell’esserne contemporaneamente guardati.
Benvenuto Guerra
Mantova, maggio 1992
(dal catalogo: Galleria Arte Europa, Campagnola Emilia -RE-)
Lo sguardo capovolto
(…) Guardando agli ultimi esiti delle ricerche figurative di Nerio Beltrami si ha l’occasione per riflettere circa l’immensa apertura immaginativa ed alla permanente attualità del Surrealismo che, partito da impulsi innovativi in campo letterario, ha ben presto trovato proprio nel campo delle arti figurative la più alta esplicazione dei suoi caratteri. (…) per Beltrami lo scopo della ricerca è nel senso della sua pittura in difesa oltranzista di quest’arte: in altri termini, il suo pensiero sviluppa un’immagine dalla quale è nato. Insomma, egli dipinge una rappresentazione della pittura. (…)
Renzo Margonari
Mantova, gennaio 2002
(dal catalogo: Antologica, MAM, Gazoldo Ippoliti -MN-)
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